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LA VOCE MUTA DELLE CARCERI (Clarus, anno IX n.19-2009)

Quanto costa un detenuto allo Stato? Una domanda rara, che pochi, finora, si sono posti. Ma una rivolta nata nelle prigioni, che attraversa l’Italia da nord a sud come una ferita sanguinante, ci costringe a pensare. E’ stato "necessario" che un giovane (certamente non il primo) morisse dietro le sbarre per aprire l’ennesima inchiesta? Un detenuto costa in media € 150,00 al giorno. Un centro di recupero costa molto meno: considerando che una grossa fetta di detenuti sconta una pena legata a droga e spaccio, è spontaneo chiedersi come funziona la strategia della detenzione. Forse basta guardare al lavoro come ad un ago della bilancia. In molti centri di recupero e case di detenzione, gli "ospiti obbligati" svolgono i più svariati lavori ed attività che trovano risposta economica anche al di là delle sbarre. Servono nuove misure e nuove strutture, serve umanità, ma soprattutto occorre che i "grandi" trovino il tempo di pensare anche a loro, ai detenuti, colpevoli e trasgressori, ma pur sempre uomini.

Vitto, alloggio e maltrattamento all inclusive

L’affollamento delle carceri italiane continua a porre interrogativi e perplessità

In rivolta. La protesta viene dalle celle delle carceri italiane: lenzuola e materassi incendiati, rumori assordanti provocati contro le sbarre, scioperi della fame, urla, lettere scritte alle famiglie e ai giornali. Cronaca degli ultimi giorni, episodi già verificatisi negli ultimi mesi, eventi già denunciati da anni, eppure giornali e tv continuano a bisbigliare appena quanto sta accadendo. La morte di Stefano Cucchi, il giovane presumibilmente picchiato e morto presso l’ospedale Pertini (reparto detentivo) e il suicidio della Br Diana Blefari – eventi dell’ultimo mese - riaccendono una polemica "antica" sulle condizioni delle carceri e i trattamenti riservati ai detenuti. Il motivo principale delle rivolte rimane quello del sovraffollamento delle case circondariali, dove, stando agli elevati numeri dei detenuti "stipati" nelle celle, ognuno di essi dispone in media di due, al massimo tre metri quadrati di spazio, mentre le norme europee vigenti ne prevedono ben sette.

E a questo punto proviamo a considerare la condizione umana, quindi sociale, psicologica e igienica di persone senza più alcuno spazio proprio. Una condizione di disagio che facilmente si riflette sulla personalità, sui comportamenti e le terribili soluzioni che ognuno, per farla finita, adotta da sé. Non basterebbero queste righe per chiedersi quanta attenzione e rispetto per l’animo umano viene "applicato" dietro quei muri alti, spessi e grigi, così come vengono applicate certe punizioni o discipline. La capitale irlandese, Edinburgo, lo scorso settembre ha ospitato la XV Conferenza dei Direttori delle Amministrazioni Penitenziarie sul tema "Prigioni sovraffollate: cercando soluzioni". Un problema che sta a cuore a tutti gli Stati europei. Il Consiglio d’Europa, dal canto suo, ha elaborato negli anni una serie di Raccomandazioni per garantire numeri ridotti nelle carceri e migliori condizioni ai detenuti, ma la distanza tra principi e prassi, che scaturisce in più o meno gravi violazioni dei diritti umani – ad oggi - avrebbe bisogno di venire urgentemente ridotta.

In Italia, l’aumento della popolazione detenuta tra il 1999 e oggi è stato di notevole rilievo, e la tendenza prosegue tuttora a ritmi serrati. Se alla fine di quell’anno le presenze in carcere sfioravano le 52.000 unità, e all’indomani del voto del provvedimento di indulto del luglio 2006 erano scese da 60.000 a 38.800 circa, i detenuti nelle carceri italiane nell’ottobre 2009 hanno superato la soglia delle 65.000 presenze (di cui 24.000 sono stranieri), a fronte di una capienza regolamentare di 43.074 posti.

Casa circondariale, custodia cautelare, centri di recupero. Sono alcune delle possibilità offerte a chi deve scontare una pena, grave o meno grave che sia. Casa, custodia, centro: termini che nell’uso comune evocano familiarità, accoglienza, relazioni, calore, raccoglimento, insomma, tutto ciò da cui sono esclusi la gran parte dei detenuti italiani. Eppure a far sembrare il problema meno grave e urgente ci pensa il Ministero della Giustizia attraverso il proprio sito internet. Oltre a fornire il numero dei detenuti nelle prigioni italiane, a seconda della nazionalità, del sesso, della regione di residenza, dei titoli di studio, dei lavori in cui sono impiegati, del reato commesso, e chi più ne ha più ne metta, il Ministero indica nei dettagli, seppur senza riferimento a casi specifici, la giornata tipo di un detenuto: la sveglia, la colazione, l’ora d’aria, l’ora di sport, quella di cultura e di lavoro, lo svago, le pulizie in "camera", la mensa, la sala comune, la ludoteca in cui accedere con i figli, gli acquisti possibili, come gestire il libretto postale, e ancora…chi più ne ha, più ne metta. Che bello, quasi quasi viene voglia di starci, dietro le sbarre!

Senza badare, s’intende, alla mancanza di spazio, quindi di posti letto, di guardie penitenziarie e percorsi specifici a seconda delle necessità da "recuperare". E intanto, mentre l’Italia e i Partiti si battono pro e contro l’agognato "Processo breve" per se stessi e per gli amici o nemici del caso, questi detenuti, dietro le sbarre, anonimi nel volto e nell’animo, costano al Paese circa centotrenta euro al giorno, vitto, alloggio, ora d’aria e maltrattamento incluso.

Grazia Biasi

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Costituzione della Repubblica Italiana, Art.27

 

Il cuore che batte dietro le sbarre

I racconti di chi, al carcere, dona e ha donato il proprio tempo libero

Rumore di sbarre che si chiudono, lucchetti che ciondolano, pareti grigie. Si fa presto a dire carcere! Ma dentro questi istituti sono rinchiuse persone da rispettare. Fare loro violenza è abominio. E mentre un’inquietante inchiesta parte a livello nazionale, dopo i fatti accaduti al giovane Stefano Cucchi, apriamo gli occhi su esperienze nostrane vissute in ambienti carcerari, come progetti teatrali e musicali.

"Il teatro offre la possibilità di confrontarsi con le proprie emozioni e diventa canale di sfogo per il malessere che i ragazzi si portano dentro". A parlare è Luca Nicolò, attore e membro dell’associazione teatrale I Refrattari di Caserta che da anni coinvolge attraverso laboratori giovani detenuti nel penitenziario minore di Airola in provincia di Benevento. L’attore racconta di un ambiente sereno, certo fatto di regole, dove il personale mantine un comportamento corretto verso i ragazzi. Attraverso l’interpretazione dei vari personaggi su un palcoscenico i ragazzi sentono un senso di libertà e si offre loro l’opportunità di crescere umanamente e culturalmente. L’esperienza dell’attore, ormai è decennale ed è ricca di ricordi. "Anni fa, all’inizio delle attività nel penitenziario conobbi un ragazzo molto cupo, ossessionato dall’errore che aveva commesso e per il quale stava scontando la pena. – racconta con emozione –. Poi grazie proprio al laboratorio cominciò ad aprirsi, a prendere coscienza della sua vita e divenne una persona più aperta, solare, del suo cambiamento si accorgevano anche i suoi educatori".

Dalla magia teatrale alla musica. La "Regesta cantorum", corale polifonica di Piedimonte Matese, ha nel suo programma artistico il progetto "Nelle due città" (quella fuori e quella dentro) in collaborazione col Ministero della Giustizia, che prevede concerti in istituti penitenziari. "La società di fuori non vi dimentica". Sono le parole accorate di Salvatore Rossi, coordinatore della Regesta, ai detenuti delle carceri che hanno aperto le porte alla corale. "In occasione del Giubileo delle carceri del 2000 ci recammo nel carcere di Secondigliano- racconta – e quell’incontro fu molto intenso." A quell’esperienza ne sono seguite molte altre, ogni volta con un’emozione nuova e profonda. " Il nostro desiderio è che gli uomini, le donne e i giovani detenuti – sottolinea – si sentano pubblico vero".

Racconti ed esperienze che insegnano, che fanno riflettere, perché la vita in carcere diventi riscatto vero, autentico e soprattutto umano.

Marianna Pece



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