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E a questo punto proviamo a considerare la condizione umana, quindi sociale, psicologica e igienica di persone senza più alcuno spazio proprio. Una condizione di disagio che facilmente si riflette sulla personalità, sui comportamenti e le terribili soluzioni che ognuno, per farla finita, adotta da sé. Non basterebbero queste righe per chiedersi quanta attenzione e rispetto per l’animo umano viene "applicato" dietro quei muri alti, spessi e grigi, così come vengono applicate certe punizioni o discipline. La capitale irlandese, Edinburgo, lo scorso settembre ha ospitato la XV Conferenza dei Direttori delle Amministrazioni Penitenziarie sul tema "Prigioni sovraffollate: cercando soluzioni". Un problema che sta a cuore a tutti gli Stati europei. Il Consiglio d’Europa, dal canto suo, ha elaborato negli anni una serie di Raccomandazioni per garantire numeri ridotti nelle carceri e migliori condizioni ai detenuti, ma la distanza tra principi e prassi, che scaturisce in più o meno gravi violazioni dei diritti umani – ad oggi - avrebbe bisogno di venire urgentemente ridotta.
In Italia, l’aumento della popolazione detenuta tra il 1999 e oggi è stato di notevole rilievo, e la tendenza prosegue tuttora a ritmi serrati. Se alla fine di quell’anno le presenze in carcere sfioravano le 52.000 unità, e all’indomani del voto del provvedimento di indulto del luglio 2006 erano scese da 60.000 a 38.800 circa, i detenuti nelle carceri italiane nell’ottobre 2009 hanno superato la soglia delle 65.000 presenze (di cui 24.000 sono stranieri), a fronte di una capienza regolamentare di 43.074 posti.
Casa circondariale, custodia cautelare, centri di recupero. Sono alcune delle possibilità offerte a chi deve scontare una pena, grave o meno grave che sia. Casa, custodia, centro: termini che nell’uso comune evocano familiarità, accoglienza, relazioni, calore, raccoglimento, insomma, tutto ciò da cui sono esclusi la gran parte dei detenuti italiani. Eppure a far sembrare il problema meno grave e urgente ci pensa il Ministero della Giustizia attraverso il proprio sito internet. Oltre a fornire il numero dei detenuti nelle prigioni italiane, a seconda della nazionalità, del sesso, della regione di residenza, dei titoli di studio, dei lavori in cui sono impiegati, del reato commesso, e chi più ne ha più ne metta, il Ministero indica nei dettagli, seppur senza riferimento a casi specifici, la giornata tipo di un detenuto: la sveglia, la colazione, l’ora d’aria, l’ora di sport, quella di cultura e di lavoro, lo svago, le pulizie in "camera", la mensa, la sala comune, la ludoteca in cui accedere con i figli, gli acquisti possibili, come gestire il libretto postale, e ancora…chi più ne ha, più ne metta. Che bello, quasi quasi viene voglia di starci, dietro le sbarre!
Senza badare, s’intende, alla mancanza di spazio, quindi di posti letto, di guardie penitenziarie e percorsi specifici a seconda delle necessità da "recuperare". E intanto, mentre l’Italia e i Partiti si battono pro e contro l’agognato "Processo breve" per se stessi e per gli amici o nemici del caso, questi detenuti, dietro le sbarre, anonimi nel volto e nell’animo, costano al Paese circa centotrenta euro al giorno, vitto, alloggio, ora d’aria e maltrattamento incluso.
Grazia Biasi
Costituzione della Repubblica Italiana, Art.27
Rumore di sbarre che si chiudono, lucchetti che ciondolano, pareti grigie. Si fa presto a dire carcere! Ma dentro questi istituti sono rinchiuse persone da rispettare. Fare loro violenza è abominio. E mentre un’inquietante inchiesta parte a livello nazionale, dopo i fatti accaduti al giovane Stefano Cucchi, apriamo gli occhi su esperienze nostrane vissute in ambienti carcerari, come progetti teatrali e musicali.
"Il teatro offre la possibilità di confrontarsi con le proprie emozioni e diventa canale di sfogo per il malessere che i ragazzi si portano dentro". A parlare è Luca Nicolò, attore e membro dell’associazione teatrale I Refrattari di Caserta che da anni coinvolge attraverso laboratori giovani detenuti nel penitenziario minore di Airola in provincia di Benevento. L’attore racconta di un ambiente sereno, certo fatto di regole, dove il personale mantine un comportamento corretto verso i ragazzi. Attraverso l’interpretazione dei vari personaggi su un palcoscenico i ragazzi sentono un senso di libertà e si offre loro l’opportunità di crescere umanamente e culturalmente. L’esperienza dell’attore, ormai è decennale ed è ricca di ricordi. "Anni fa, all’inizio delle attività nel penitenziario conobbi un ragazzo molto cupo, ossessionato dall’errore che aveva commesso e per il quale stava scontando la pena. – racconta con emozione –. Poi grazie proprio al laboratorio cominciò ad aprirsi, a prendere coscienza della sua vita e divenne una persona più aperta, solare, del suo cambiamento si accorgevano anche i suoi educatori".
Dalla magia teatrale alla musica. La "Regesta cantorum", corale polifonica di Piedimonte Matese, ha nel suo programma artistico il progetto "Nelle due città" (quella fuori e quella dentro) in collaborazione col Ministero della Giustizia, che prevede concerti in istituti penitenziari. "La società di fuori non vi dimentica". Sono le parole accorate di Salvatore Rossi, coordinatore della Regesta, ai detenuti delle carceri che hanno aperto le porte alla corale. "In occasione del Giubileo delle carceri del 2000 ci recammo nel carcere di Secondigliano- racconta – e quell’incontro fu molto intenso." A quell’esperienza ne sono seguite molte altre, ogni volta con un’emozione nuova e profonda. " Il nostro desiderio è che gli uomini, le donne e i giovani detenuti – sottolinea – si sentano pubblico vero".
Racconti ed esperienze che insegnano, che fanno riflettere, perché la vita in carcere diventi riscatto vero, autentico e soprattutto umano.
Marianna Pece