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LA CARITA' NELLA VERITA' (Clarus, anno IX n.13-2009)|
Il Santo Padre Benedetto XVI ha firmato la nuova Enciclica Caritas in Veritate
Le linee guida per un capitalismo etico
La carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa e va compresa alla luce della verità rappresentata dall’annuncio cristiano: è questo il pensiero-guida presente nell’introduzione della nuova enciclica, che si pone sulla scia della "Populorum Progressio" di Paolo VI, che viene definita "la Rerum Novarum dell’epoca contemporanea". La Chiesa intende sottolineare però che il vero progresso deve coniugare sviluppo tecnico e potenziale di amore, per vincere il male con il bene.
Il primo capitolo, intitolato "Il messaggio della Populorum Progressio" (paragrafi 10-20), sottolinea che lo sviluppo è vocazione perché nasce da un appello trascendente e che lo sviluppo umano integrale suppone la libertà responsabile della persona e dei popoli. Il sottosviluppo nasce dalla mancanza di fraternità e la società globalizzata ci rende più vicini ma non ci rende fratelli.
Il secondo capitolo, intitolato "Lo sviluppo umano nel nostro tempo" (paragrafi 21-33), si apre notando che Paolo VI aveva una visione articolata dello sviluppo, termine con cui intendeva l’obiettivo di far uscire i popoli dalla fame, dalla miseria, dalle malattie endemiche, dall’analfabetismo. A tanti anni di distanza vediamo l’emergere di problemi nuovi quali la globalizzazione, un’attività finanziaria mal utilizzata e per lo più speculativa, i flussi migratori, lo sfruttamento sregolato delle risorse della terra. Cresce la ricchezza mondiale in termini assoluti ma aumentano le disparità; gli aiuti internazionali sono spesso distolti dalle loro finalità; sono presenti corruzione e illegalità; c’è un utilizzo troppo rigido del diritto di proprietà intellettuale specie nel campo sanitario. Così rimangono vaste sacche di povertà e nazioni dove i diritti non sono rispettati.Nel terzo capitolo, intitolato "Fraternità, sviluppo economico e società civile" (paragrafi 34-42), si ribadisce che per la dottrina sociale sono importanti la giustizia distributiva e la giustizia sociale come criteri regolativi dell’economia di mercato. Servono leggi giuste, forme di ridistribuzione guidate dalla politica, opere che rechino impresso lo spirito del dono. Tra l’altro si nota che oggi cresce una classe cosmopolita di manager che si fissa da sé i compensi e risponde solo agli azionisti mentre investire e produrre hanno sempre un significato morale. Il Papa invita a impegnarsi per favorire un orientamento culturale personalista e comunitario. Il quarto capitolo, intitolato "Sviluppo dei popoli, diritti e doveri, ambiente" (paragrafi 43-52) rileva che non si possono svincolare i diritti individuali da una visione complessiva di diritti e doveri, altrimenti la rivendicazione dei diritti diventa l’occasione per mantenere il privilegio di pochi. Ad esempio nel campo demografico, la Chiesa ribadisce che la crescita demografica non è la causa prima del sottosviluppo e l’apertura alla vita è una ricchezza sociale. Si parla quindi di finanza etica, di tutela dell’ambiente, di uso responsabile delle risorse energetiche, di rispetto del diritto alla vita e alla morte naturale. Si chiede di non sacrificare embrioni e di diffondere il concetto di "ecologia umana".
Il quinto capitolo, intitolato "La collaborazione della famiglia umana" (paragrafi 53-67) ribadisce che lo sviluppo dei popoli dipende dal riconoscimento di essere una sola famiglia. Si parla di libertà religiosa, dialogo tra credenti e non credenti, ruolo della cooperazione internazionale per lo sviluppo. Si riflette anche sul turismo internazionale come fattore di crescita, se non vissuto in modo edonistico; delle organizzazioni sindacali chiamate a farsi carico dei problemi di tutti i lavoratori; di garanzie nella finanza internazionale; di una riforma delle Nazioni Unite al fine di perseguire un autentico sviluppo di tutti i popoli.Il sesto capitolo, intitolato "Lo sviluppo dei popoli e la tecnica" (paragrafi. 68-77), nota come la tecnica possa prendere il sopravvento quando efficienza ed utilità diventano unico criterio della verità. Invece la libertà umana si esprime quando risponde al fascino della tecnica con decisioni frutto di responsabilità morale. Lo sviluppo dei popoli non dipende da soluzioni tecniche ma dalla presenza di uomini retti e che vivono fortemente nelle loro coscienze l’appello del bene comune. Il Papa parla quindi della "questione antropologica", citando la manipolazione della vita, l’aborto, la pianificazione eugenetica delle nascite, l’eutanasia, tutte pratiche che alimentano una concezione materiale e meccanicistica della vita umana.Nella conclusione (paragrafi 78-79) si ribadisce che la disponibilità verso Dio apre alla disponibilità verso i fratelli. L’umanesimo che esclude Dio è disumano. Il Papa sottolinea che il vero sviluppo ha bisogno di credenti con le braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera, consapevoli che l’amore pieno di verità da cui procede l’autentico sviluppo non è da noi prodotto ma ci viene donato.
Intervista a Paolo Beccegato, responsabile Area internazionale di Caritas Italiana
"La Chiesa e il mondo non cercano mercenari"
Questa Enciclica vede la luce in un momento molto delicato della politica internazionale per la crisi globale in atto. Una scelta molto forte da parte del Santo Padre.
La pubblicazione della Caritas in veritate coincide con la conclusione dell’anno paolino e con l’inizio dei lavori del G8. In questo modo il Pontefice ribadisce e sottolinea la missione della Chiesa che annuncia, celebra e testimonia il Vangelo. Dopo Deus caritas est, la Caritas in Veritate reca l’invito alla ricerca della verità nell’economia della carità, una carità compresa e praticata nella luce della verità. Il Papa indica dei concetti di valore universale, sottolineando che solo nella carità risplende la verità. Ma per far sì che ciò accada è necessaria una coerenza a 360 gradi, attraverso l’attenzione non soltanto alle grandi problematiche dei nuovi tempi, ma anche alle piccole questioni di ogni giorno.
Dopo la pubblicazione di questa Enciclica, è stato detto: "Il Papa ha il coraggio del futuro". D’altra parte il suo scritto è un messaggio lungimirante che pur avendo le sue radici nelle precedenti encicliche sociali (in particolare della Populorum progressio di Paolo VI), stabilisce nuove traiettorie per questo mondo globalizzato.
In questa enciclica Papa Ratzinger è molto preciso! Ad esempio sottolinea che non basta la quantità di fondi per l’aiuto ai Paesi poveri, ma occorre la qualità dell’impiego di questi fondi. E’ necessario che essi non siano "investiti" in altre faccende, quindi un secco no alla corruzione, ad una corsa agli armamenti. Non si può vivere sulle spalle dei poveri!
Certo, un Papa coraggioso che ha "riflettuto" su concetti generali importanti...
Carità è vivere in una dimensione caritativa, scegliendo il bene comune. Ha toccato il tema della gratuità; una gratuità che sia globale, e non volontariato. Il Pontefice invita a non esimersi dall’entrare nel merito di questioni sociali, ed ecco quindi il richiamo all’etica e all’economia.
Possiamo dunque parlare di cristiani pronti a uscire dalla sagrestia?
Ad uscire e a tornarci! Il Papa parla di sviluppo integrale dell’uomo e non di divisione settoriale. Ecco la necessità dell’Eucaristia: fonte e fine del cristiano che deve nutrirsi della Parola e poi darne testimonianza in tutte le espressioni della vita.
Cosa chiede il Papa con la Caritas in Veritate?
Bisogna essere cristiani duri e puri, autentici. La Chiesa e il mondo non cercano mercenari, ma donne e uomini veri che ritornino a fare carità alla luce dell’insegnamento evangelico. Una carità che sia giustizia nell’economia, nella politica, nella ricerca, nell’educazione.Quest’Enciclica necessita di profonda riflessione non solo perché tratta delle numerose problematiche di questi tempi, ma perché in essa il Vicario di Cristo richiama tutta la Chiesa a ripensare al suo ruolo all’interno dell’umana società.
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