"GEMELLI" NEI MOMENTI DI GIOIA E DI DOLORE
SANT'ANGELO D'ALIFE. Festa del Patrono annullata per una raccolta di fondi straordinaria
Il sisma in Abruzzo ha ferito una zona assai vicina ai comuni dell’Alto Casertano e, più ancora, a quelli del Matese, uniti dalla catena appenninica, la spina dorsale dell’Italia che rende vicine e “gemelle” le regioni del Sud e del Centro: Abruzzo, Molise, Campania, terre ricche di piccoli borghi, di conventi, di architetture rurali e, quindi, di case in pietra che per secoli hanno resistito alla furia della natura. L’eco della notizia ha fatto vivere sottotono anche fra i comuni della Diocesi il clima della festa che la Pasqua ha portato, ma la grande dimostrazione di solidarietà, portata avanti instancabilmente da comuni, associazioni, parrocchie, ha senza dubbio alleviato la sofferenza delle popolazioni colpite. Fra le tante iniziative di questi giorni, ne segnaliamo una in particolare, quella promossa dal Comune di Sant’Angelo d’Alife, dove l’amministrazione comunale ha dato vita ad una grande mobilitazione in favore della città de L’Aquila e di tanti piccoli centri colpiti dal terremoto: L’Aquila e Sant’Angelo d’Alife, infatti, sono due comuni “gemelli”. Il loro gemellaggio è vecchio di appena un anno e proprio per celebrare il primo anniversario, una folta delegazione di cittadini, con in testa il sindaco del capoluogo abruzzese e l’Arcivescovo Molinari, avrebbe visitato Sant’Angelo d’Alife il prossimo 3 maggio. Una visita che anche il sindaco Salvatore Bucci e la sua giunta hanno reso, lo scorso anno, alla città de L’Aquila: ciò che oggi rende ancora più forte il senso di solidarietà, è proprio il gemellaggio e lo scambio culturale che non si è fermato a pure formalità e scambi di doni, ma è diventato azione, mobilitazione, coraggio da infondere a tutte le popolazioni colpite dal sisma. Un dovere civico che in momenti come questo rinsalda i rapporti fra le comunità e infonde speranza, quella speranza necessaria per andare avanti, per ricominciare, per ricostruire. Il Comune di Sant’Angelo d’Alife ha avviato, tra l’altro, una raccolta fondi straordinaria per acquistare una struttura prefabbricata in legno, che sarà destinata a poliambulatorio e che quindi servirà a gestire le emergenze e le situazioni più difficili che si verranno a creare ancora nei prossimi giorni. In più, durante la seduta straordinaria del consiglio comunale, l’amministrazione ha sospeso tutte le festività civili già programmate in occasione della festa del patrono, San Michele Arcangelo, il prossimo 7 e 8 maggio. D’intesa con il comitato organizzatore, i fondi raccolti e quelli già destinati all’organizzazione della festa, andranno devoluti a sostegno delle iniziative per la difficile ricostruzione in Abruzzo. Un positivo esempio di concretezza quello che giunge da Sant’Angelo d’Alife perché dimostra che da un gemellaggio può effettivamente scaturire una relazione stabile fra due comunità così diverse e così lontane, ma che hanno scelto di essere “gemelle” nella gioia e nel dolore.
QUEL TERREMOTO DI S.ANNA IL 26 LUGLIO DEL 1805
Il 26 luglio del 1805 un disastroso terremoto colpì il Molise e, più marginalmente, la Campania. L’epicentro del sisma fu individuato a Frosolone tra le località di Boiano, Baranello, Isernia e Campobasso, ma l’evento venne avvertito in tutta l’Italia meridionale soprattutto dalle comunità situate lungo la dorsale appenninica. A conclusione delle ultime manifestazioni di quel terribile terremoto, classificato con intensità epicentrale XI della scala Mercalli, la più alta verificatasi storicamente nel Molise, si contarono più di 5000 vittime. Solo ad Isernia, su una popolazione di poco superiore ai 5000 residenti, ne morirono più di 1000, e i danni materiali delle comunità colpite risultarono ingenti ed incalcolabili. Quel 26 luglio, giorno dedicato a S.Anna, la terra tremò anche nel territorio compreso nella diocesi di Alife, e, come ricorda il canonico Don Giacinto Jacobellis nel suo inedito “Catalogo dei Vescovi di Alife” del 1847, l’allora Vescovo Emilio Gentile “per mettere in salvo la vita altrui fece chiamare i Domenicani ed altri a ricoverarsi nel suo giardino e quivi fece venire anche le Monache del vicino Monastero di S.Salvatore a ragione atterrite specialmente dopo la seconda non meno violenta scossa che avvenne alle 3 ½ di notte (la prima sarebbe avvenuta alle ore 2 e 10 minuti)”. Tra i danni prodotti dal catastrofico sisma ci furono anche il crollo della volta della Cattedrale di Alife, costruita a seguito di un altro straordinario evento tellurico del 1688, e le lesioni di molte abitazioni e del Seminario Vescovile, ma, scrisse Jacobellis riferendosi alle vittime, “La città però nulla sofferse per la intercessione di S.Marcellino, a cui ricorse la notte stessa una gran parte della popolazione”. L’avvocato Vincenzo Mezzala, conosciuto come l’autore dello scritto dal titolo “Saccheggio di Piedimonte nel 1799” (pubblicato dallo storico locale Dante Marrocco nel 1965), attento testimone degli avvenimenti più significativi a cavallo dell’800, predispose una “Relazione”, ancora inedita, del terremoto del 26 luglio del 1805, così come lo aveva personalmente vissuto. E fatta e descritta la straordinaria e drammatica esperienza, questi furono i suoi consigli suggeriti per la preventiva comprensione del verificarsi di ogni evento sismico, col titolo “Avvertimenti nell’esposto fenomeno”: I. Suol procedere una intera giornata con tempo attombato, con vento itermittente, e nugolo tetro, e tedio insanioso nelle persone non accigliate. II. Il vedersi per quattro, e sei ore precedenti, gli animali irrequieti e paurosi, e cercare rifugio. Gli asini ragghiare, le greggi smarrirsi, li negri (i maiali) grugnir sbuffando, con gli orecchi tesi, e guardinghi. III. Le acque de torrenti perenni, se si trovano più calde, essendo fredde. Le correndi limpide per natura, si veggono colorite: segno prossimo. Se le acque di pozzi perenni, s’intorbidiscono, e rendono odor bituminoso, o sulfureo: segno prossimo. IV. Li volatili si sparpagliano, e le galline gracchiano, così li grilli, e l’oche strepitano, senza occasione.
Giovanni Guadagno |