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Intervista a mons. Pietro Farina nel decennale della sua ordinazione a Vescovo.

DIECI ANNI DI EPISCOPATO NELLA DIOCESI DI ALIFE - CAIAZZO

 
Sono Passati dieci anni dall’ordinazione episcopale di mons. Pietro Farina, vescovo della diocesi alifano - caiatina, cuore verde accampato nell’Altocasertano. Dieci anni di pastorale, attività, evangelizzazione. Com’è oggi quel parroco che poi divenne vescovo? Che cosa custodisce nel cuore di uomo e di ministro di Dio? La nostra redazione gli ha voluto fare un’intervista speciale...Non sono mancati silenzi, commozione e qualche risata. E ancora una volta abbiamo constatato quanto il vescovo Pietro abbia a cuore il rinnovo di questo territorio e della sua gente, che lui amorevolmente chiama “i figli che il Signore mi ha affidato”.Sono Passati dieci anni dall’ordinazione episcopale di mons. Pietro Farina, vescovo della diocesi alifano - caiatina, cuore verde accampato nell’Altocasertano. Dieci anni di pastorale, attività, evangelizzazione. Com’è oggi quel parroco che poi divenne vescovo? Che cosa custodisce nel cuore di uomo e di ministro di Dio? La nostra redazione gli ha voluto fare un’intervista speciale...Non sono mancati silenzi, commozione e qualche risata. E ancora una volta abbiamo constatato quanto il vescovo Pietro abbia a cuore il rinnovo di questo territorio e della sua gente, che lui amorevolmente chiama “i figli che il Signore mi ha affidato”.

Eccellenza dieci anni, un bilancio

Dieci anni straordinari della mia vita, ho vissuto un ministero di paternità diventato giorno per giorno più esigente e più autentico. La paternità che deve esprimere il vescovo deve essere vissuta nei confronti di tutti gli abitanti della diocesi, nessuno escluso, verso quelli che ti vogliono bene e verso quelli che non ti vogliono bene. Il Signore dà la grazia sufficiente per vivere bene questo ministero, perché è Lui che chiama e sostiene il suo eletto.

Che cosa è rimasto di don Pietro?

Di don Pietro è rimasto tutto, però lievitato! Lievitato e vissuto con un’altra prospettiva. Da parroco sentivo questa paternità, però da vescovo è un’altra cosa, è una paternità che arricchisce la mia umanità.

Come ha curato i suoi figli?

La piena attenzione del papà è quella di essere attento ai bisogni dei figli. A volte si va incontro all’incomprensione, che non produce però amarezza, sofferenza sì. L’amarezza viene dal demonio; sofferenza significa vedere che il proprio figlio fa fatica a compiere dei passi che sono necessari per il suo bene.

Quando, in questi dieci anni, il vescovo Farina si è sentito solo?

Solo mai! C’è sempre Lui! Ho incontrato tante persone di buoni sentimenti e se ho trovato qualche difficoltà molte volte, è stato per cattiva informazione. Molte volte il nostro popolo non è bene informato sulle cose. La visita pastorale me lo sta confermando. Questa diocesi ha bisogno di vera informazione.

Solo mai! C’è sempre Lui! Ho incontrato tante persone di buoni sentimenti e se ho trovato qualche difficoltà molte volte, è stato per cattiva informazione. Molte volte il nostro popolo non è bene informato sulle cose. La visita pastorale me lo sta confermando. Questa diocesi ha bisogno di vera informazione.

Un giorno negli annuari locali ci sarà il suo nome associato a quello del giornale diocesano che è una delle vostre creature predilette. Quanto contano la comunicazione e i comunicatori?

Se è vero che il primo compito della Chiesa è quello dell’annuncio, evangelizzare oggi non è possibile senza i mezzi di comunicazione sociale. Curare questo settore significa mettere l’evangelizzazione al primo posto.

Quindi a tutti quelli che criticano questa grande sfida rispondiamo?

Che stiamo aspettando la loro conversione!

L’anniversario della sua ordinazione coincide con la visita pastorale…

Io vedo la grande opportunità, la bontà di questo incontro che mi permette di parlare in diretta con i miei fedeli e vedo che quando sono direttamente coinvolti, rispondono con generosità.

Io vedo la grande opportunità, la bontà di questo incontro che mi permette di parlare in diretta con i miei fedeli e vedo che quando sono direttamente coinvolti, rispondono con generosità.

Cosa si aspettava quando è stato ordinato? E come ha trovato questa diocesi?

L’Altocasertano vive il grosso ritardo dello sviluppo… Qui ho trovato molte qualità. La mia “rabbia” è che non si fa attenzione a queste qualità; perché vedo che le persone,sollecitate, rispondono bene. Vuol dire che questo “ritardo” è frutto della nostra pigrizia, la tendenza è quella di chiudersi, i giovani, per motivi di lavoro, vanno via. Non ci resta che rendere arzilli i nostri anziani! Un po’ di autocritica… Mi rendo conto che alcune cose avrei dovuto farle meglio, maggiore attenzione e pazienza in alcuni momenti. Talvolta pensiamo che gli altri siano in funzione nostra, dei nostri progetti, ma non è così. Noi siamo in funzione dei progetti di Dio. A Lui dobbiamo dire di battere il tempo.

L’Altocasertano vive il grosso ritardo dello sviluppo… Qui ho trovato molte qualità. La mia “rabbia” è che non si fa attenzione a queste qualità; perché vedo che le persone,sollecitate, rispondono bene. Vuol dire che questo “ritardo” è frutto della nostra pigrizia, la tendenza è quella di chiudersi, i giovani, per motivi di lavoro, vanno via. Non ci resta che rendere arzilli i nostri anziani! Un po’ di autocritica… Mi rendo conto che alcune cose avrei dovuto farle meglio, maggiore attenzione e pazienza in alcuni momenti. Talvolta pensiamo che gli altri siano in funzione nostra, dei nostri progetti, ma non è così. Noi siamo in funzione dei progetti di Dio. A Lui dobbiamo dire di battere il tempo.

Che cosa vorrebbe la gente dicesse di lei?

Vorrei si dicesse “ci ha voluto bene, ha cercato di fare quello che poteva fare!” In giro si dice “questo vescovo sa fare”, perché lei è accogliente con tutti. Questo saper dialogare con tutti è un vantaggio… Io penso faccia parte del mio compito, poi certo le caratteristiche umane e le esperienze influiscono, però fondamentalmente è una scelta pastorale. Faccio quello che posso, anche rinunziando a qualcosa di mio. Questo lo propongo anche ai miei sacerdoti, mai nulla di personale: quello che la chiesa oggi chiede a me, io chiedo a voi.

Anche la sua passione per lo sport fa parte anche di questo disegno pastorale?

E’ una passione che ho messo al servizio del vangelo. Quando percepisco che questa è una strada per avvicinare un giovane, la utilizzo. Il mondo sportivo dovrebbe entrare di più nella cura non solo dei giovani, ma delle comunità. Lo sport è una scuola di vita.

E’ una passione che ho messo al servizio del vangelo. Quando percepisco che questa è una strada per avvicinare un giovane, la utilizzo. Il mondo sportivo dovrebbe entrare di più nella cura non solo dei giovani, ma delle comunità. Lo sport è una scuola di vita.

Qual è la figura della Chiesa che le fa compagnia?

Guardo ai grandi vescovi, a San Paolo e le sue sofferenze per il vangelo. Allora guardando alle mie poche sofferenze non mi lamento! Il sogno di mons Farina? Vorrei che le nostre comunità fossero più vive, attente agli altri. Più aperte al sogno di Dio. Una comunità viva e aperta è gioiosa. Io vorrei la mia diocesi più entusiasta del vangelo. L’Eucaristia nella sua giornata… L’Eucaristia è il centro! Ma trovo anche “ricostituente” il momento di riflessione personale che faccio la sera. Quando i grandi rumori si sono spenti, leggo libri, dove posso attingere sapienza e umanità.

Guardo ai grandi vescovi, a San Paolo e le sue sofferenze per il vangelo. Allora guardando alle mie poche sofferenze non mi lamento! Il sogno di mons Farina? Vorrei che le nostre comunità fossero più vive, attente agli altri. Più aperte al sogno di Dio. Una comunità viva e aperta è gioiosa. Io vorrei la mia diocesi più entusiasta del vangelo. L’Eucaristia nella sua giornata… L’Eucaristia è il centro! Ma trovo anche “ricostituente” il momento di riflessione personale che faccio la sera. Quando i grandi rumori si sono spenti, leggo libri, dove posso attingere sapienza e umanità.

Quanto è stanco il vescovo?

Ho bisogno di tempi più calibrati…ma riesco ad organizzare la mia giornata! Guardiamo al domani con grande energia, ci sono ancora tante cose da fare.. La mia energia, con l’esperienza e l’età, è più mirata sui problemi essenziali della diocesi, per portarla ad un impegno di vita, vissuto nel rispetto degli altri e in un continuo dialogo con tutte le persone che si incontrano.

Che cosa “dobbiamo” scrivere sul biglietto d’auguri dopo dieci anni?

Continuare e cercare di vivere bene la paternità episcopale!

Continuare e cercare di vivere bene la paternità episcopale!

(Marianna Pece)



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